peso elettorale del personale t.a. elezioni rettorali + aumento rappresentatività PTA CdA
Al Rettore,
Al Prorettore,
e p.c. al PTA,
il punto di partenza di questa lettera è un assioma che riteniamo imprescindibile: il valore e l’impatto di un dipendente tecnico-amministrativo si misurano dall’impegno quotidiano, dalla serietà con cui affrontano i compiti loro affidati, dal rispetto costante che ripongono verso le persone e verso l’Istituzione nonché, di contro, dal rispetto ricevuto dall'Amministrazione in termini etici, morali, culturali ed economici. È su questo principio che si fonda la dignità del nostro ruolo, ed è su questo che poggia la credibilità di ogni percorso di crescita collettiva.
Tuttavia, accanto a questo dato valoriale, vi è un piano tecnico che merita oggi di essere posto in evidenza a nostro avviso sempre nell'alveo di una quanto più elevata laicità istituzionale apolitica ed apartitica: l'attuale Regolamento Generale di Ateneo, come noto, riconosce al personale tecnico-amministrativo una quota ponderata del 15% rispetto all’elettorato dei docenti e degli studenti. Nell’ultima elezione rettorale questo si è tradotto in 198,45 voti complessivi per 799 elettori PTA, pari a 0,2483 per ciascuno. Una frazione che, pur rispettando la norma, finisce col riflettere un peso ridotto se confrontato con la reale centralità del PTA nella vita dell’Ateneo.
Ed è qui che si innesta una riflessione più ampia: i tre programmi rettorali, oggi divenuti parte integrante del progetto di governance della nuova squadra, hanno attribuito al PTA una rilevanza inedita, in termini di valorizzazione, benessere organizzativo, partecipazione ai processi decisionali, liberazione dalle strozzature burocratiche e riconoscimento di un ruolo attivo nella costruzione dell’identità di Ateneo. Ognuno dei tre programmi, con stili diversi, ha dedicato al PTA una sezione esplicita, rafforzando un’idea condivisa di “comunità” in cui tutte le componenti hanno pari dignità e responsabilità.
Per questo motivo, nel rispetto delle procedure istituzionali e con la consapevolezza che ogni scelta in materia elettorale tocca equilibri delicati, riteniamo fortemente auspicabile un segnale concreto: l’innalzamento della quota ponderata dal 15% al 30%.
Una simile misura, in base alla composizione numerica del Personale T.A. alla data di elezioni rettorali del 2025, comporterebbe:
- 396,9 voti complessivi assegnati al PTA (quasi il doppio dell’attuale valore);
- 0,497 per ciascun dipendente (circa mezza frazione di voto individuale).
È opportuno osservare che nei prossimi anni la composizione della nostra comunità universitaria sarà inevitabilmente interessata da un processo di espansione: nuove assunzioni di personale tecnico-amministrativo, nuove immissioni di docenti e ricercatori, e — ci si augura — un incremento degli studenti. Il personale tecnico-amministrativo è chiamato a reggere il peso di una macchina sempre più complessa, digitalizzata, interconnessa e sottoposta a vincoli di qualità e di sicurezza sempre più stringenti.
Mantenere fermo l’attuale coefficiente del 15% significherebbe, paradossalmente, ridurre il valore del singolo voto man mano che cresce la base dei PTA nonché delle altre componenti accademiche nella vita di Comunità vanificando, in prospettiva, la centralità che essi rivestono nella vita dell’Ateneo.
Per questo motivo, un innalzamento della quota al 30% assumerebbe il valore di una scelta lungimirante e giusta, capace di anticipare le dinamiche demografiche, riequilibrare gli assetti e rendere la governance coerente con la realtà che si va delineando. Dare più peso al PTA non significherebbe sottrarre legittimità ad altre componenti, ma piuttosto riconoscere che l’Ateneo del futuro avrà bisogno in misura crescente del contributo tecnico, organizzativo e culturale del suo personale amministrativo, valorizzando così in modo equo e trasparente tutte le anime della comunità accademica coerentemente con la centralità che i programmi elettorali hanno promesso e che la nuova governance ha dichiarato di voler incarnare.
Come già specificato in epigrafe, è giusto ribadire con estrema chiarezza senza ambiguità alcuna che il contributo del PTA non si esaurisce e non si misura soltanto nell'aritmetica elettorale. Questo è un assioma fondamentale. Tuttavia, proprio perché le dimensioni del nostro lavoro sono molteplici, la dimensione elettorale non può restare congelata in parametri che appartengono a stagioni passate. In un tempo in cui l’Ateneo si propone come laboratorio di trasparenza, tracciabilità e inclusione, anche questo aspetto merita di essere rivisto a nostro parere.
La proposta di elevare la quota al 30% rappresenterebbe, dunque, una scelta di coraggio e di rispetto, in grado di dare coerenza tra principi dichiarati e strumenti concreti, e di aprire una nuova stagione in cui la democrazia universitaria è anche realmente praticata.
Coerentemente con la richiesta di maggiore rappresentatività nelle elezioni rettorali, proponiamo inoltre una modifica statutaria che incrementi di una unità la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo nel Consiglio di Amministrazione, portandola da uno a due componenti, nel pieno rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente mantenendo intatti, pertanto, i limiti normativi di massimo 11 componenti - compreso il Rettore - nonché per gli studenti (almeno il 15% già in essere) ed i membri esterni (almeno 2 già in essere).
Questa proposta di un novellato Consiglio di Amministrazione per il PTA numericamente parlando - perfettamente nei limiti di legge dunque e resistente normativamente anche alla prospettata proposta del governo nazionale di far esprimere suoi componenti nel consesso - trova fondamento nella centralità che il CdA riveste per le questioni del personale T.A., essendo l'organo competente per le deliberazioni su assunzioni, organizzazione del lavoro, progressioni di carriera e gestione delle risorse umane non docenti. Un rafforzamento della presenza del PTA in questo organo decisionale garantirebbe una rappresentanza più adeguata alla crescente importanza e numerosità di questa componente, assicurando al contempo una partecipazione diretta e qualificata ai processi decisionali che la riguardano più da vicino nonché un ruolo proporzionato all’impatto effettivo che esso esercita nella vita gestionale ed organizzativa dell’Ateneo.
Confidiamo che queste riflessioni possano essere accolte nello spirito costruttivo con cui vengono formulate e con la convinzione che sia giunto il momento di riconoscere al PTA un posto ancora più autentico nei processi democratici della nostra Università.
Un gruppo di dipendenti UNISA