ritrovare Speranza, custodire coerenza

01 luglio 2025

Graditissim*,

in queste ore dense di significati e di passaggi cruciali per il nostro Ateneo, sentiamo il bisogno di rivolgere un pensiero corale a tutto il personale tecnico-amministrativo dell’Università degli Studi di Salerno con la semplice volontà di condividere.

Siamo giunti al termine di una fase elettorale che ha acceso riflettori, riaperto ferite, fatto emergere domande rimaste a lungo inascoltate; ma oggi si affaccia all’orizzonte una nuova Governance. Ed è con questo passaggio che riaffiora ciò che più di ogni altra cosa ci ha tenuti vivi nei momenti più bui: la Speranza.

Ci siamo consultati a lungo e abbiamo reputato opportuno rappresentare la Speranza per il tramite di una delle più celebri scene del monumentale film Le ali della libertà con, tra gli altri, Morgan Freeman; in quella scena, il protagonista, Andy Dufresne, condannato e rinchiuso ingiustamente in un carcere, fa risuonare un brano d’opera di Mozart - "Sull'aria... che soave zeffiretto" - in tutto l’istituto penitenziario. Lo fa illegalmente, sapendo che sarà punito. Ma lo fa perché sa che, anche dietro le sbarre più opprimenti, la bellezza e la libertà dell’anima possono ancora trovare voce. "La speranza", dirà in un dialogo indimenticabile quasi un mantra, "è una cosa buona, forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai".

Anche noi, tanti di noi, in questo Ateneo, da fin troppi anni abbiamo attraversato una sorta di "carcere invisibile" fatto di silenzi imposti, relazioni spezzate, diffidenze alimentate, negazioni del confronto. Un tempo in cui molti di noi si sono sentiti quasi "murati vivi" in contesti sempre più isolati, privati di un senso collettivo, comunitario, umano, dove la dignità del lavoro e delle persone è stata, troppo spesso, subordinata a logiche opache e a relazioni di potere.

Oggi, mentre si apre un nuovo capitolo con l’elezione imminente del nuovo Rettore e l’annuncio di una squadra di governo fondata su valori di discontinuità, trasparenza e corresponsabilità, nutriamo quella stessa speranza che ha fatto alzare lo sguardo al cielo anche nei momenti più cupi.

È una speranza che chiede ascolto, inclusione, equità, ma anche coerenza. E proprio in nome della coerenza, non possiamo dimenticare - e non dobbiamo dimenticare - chi e cosa ha contribuito alla frammentazione della nostra Comunità. Non per spirito di rivalsa, non per alimentare divisioni, ma per garantire che questa nuova stagione non diventi una replica camuffata della precedente. Il nostro desiderio di rinascita non può prescindere da una vigilanza lucida, da una memoria vigile, da una sana indipendenza intellettuale.

Non chiediamo "punizioni", ma discernimento. Non pretendiamo scontri, ma scelte nette. Chiediamo che le logiche del passato, quelle che hanno ridotto il personale tecnico-amministrativo a semplice ingranaggio esecutivo, siano superate in modo radicale. E che ogni voce, anche la più flebile, possa tornare ad avere cittadinanza piena, anche quando non è allineata al potere di turno.

Alla nuova Governance, che porta con sé il peso e l’onore di una responsabilità storica, chiediamo di non cedere alla tentazione dell’equilibrismo, né al timore dell’impopolarità; la vera autorevolezza non si misura nel consenso facile, ma nella capacità di scegliere con coraggio ciò che è giusto, anche quando è scomodo.

Oggi siamo pronti ad accompagnare questo cambiamento, a sostenerlo, ma anche - se necessario - a richiamarlo ai suoi impegni. Con lo stesso spirito con cui Andy Dufresne, da una cella, fece risuonare Mozart su tutta la prigione: con fede nel riscatto possibile, con amore per ciò che è giusto, con determinazione incrollabile.

Che questa nuova pagina sia davvero scritta da e per tutta la Comunità accademica dell'Università di Salerno, nessuno escluso. E che nessuno possa più sentirsi un numero, un esecutore, uno "spettro".

Siamo Donne e Uomini che hanno resistito ma ora, però, vorremmo che vi siano nuovi portatori di Speranza proprio così come fece Andy Dufresne: https://www.youtube.com/watch?v=CftY5VeqERs  

Un gruppo di dipendenti UNISA