trasparenza e tracciabilità di gruppi di lavoro e commissioni PTA

06 ottobre 2025

Al Triumvirato rettorale,
e p.c. al Personale T.A.,

nella quotidianità universitaria, è facile constatare quanto siano preziosi i gruppi di lavoro, le commissioni permanenti o temporanee, i tavoli di coordinamento composti dal personale tecnico-amministrativo che, con costanza e dedizione, affrontano temi delicati e complessi: dalla stesura o revisione dei regolamenti, all’aggiornamento dello Statuto, dalla definizione delle politiche contributive fino alle transizioni tecnologiche, spesso impegnative e strategiche per il futuro dell’Istituzione. Questi organismi, di natura talvolta semipermanente e talvolta circoscritta nel tempo, sono il motore di processi di grande impatto, in cui l’esperienza e la professionalità dei componenti risultano determinanti.

Proprio questa rilevanza, tuttavia, pone in evidenza un aspetto che merita, a nostro avviso, di essere affrontato con spirito di rinnovamento e con una visione lungimirante: la necessità di garantire la massima trasparenza e tracciabilità circa l’esistenza, la composizione e il funzionamento di tali gruppi e commissioni. È un dato di fatto che spesso a parteciparvi siano le stesse unità di personale tecnico-amministrativo, figure di indubbia competenza e dedizione, che col tempo consolidano un patrimonio prezioso di conoscenze ed esperienze. Tuttavia, la concentrazione ripetuta delle stesse opportunità nelle mani di pochi rischia, se protratta, di generare uno squilibrio: non solo in termini di occasioni di crescita professionale ed economica, ma anche in relazione al processo stesso di diffusione del know-how, che finisce per restare appannaggio di cerchie ristrette.

Rendere pubbliche e tracciabili in modo sistematico le informazioni su gruppi di lavoro e commissioni del PTA significherebbe non solo garantire trasparenza, ma anche rafforzare appartenenza, equità e inclusione, offrendo a più persone la possibilità di partecipare e crescere professionalmente, favorendo la rotazione equilibrata, la valorizzazione di nuove energie e la diffusione delle competenze in un circolo virtuoso di responsabilità condivise e crescita collettiva per l’intera comunità universitaria. 

In tale prospettiva, il recente parere ANAC del 23 luglio 2025 conferma la direzione di trasparenza e responsabilità auspicata anche nel presente scritto: l’Autorità ha ribadito l’obbligo per tutte le amministrazioni di pubblicare, nella sezione Amministrazione Trasparente, i nominativi dei dipendenti (dirigenti e non) percettori di incentivi per funzioni tecniche, con indicazione dell’oggetto, della durata e del compenso di ciascun incarico. Tale principio, che consente un controllo civico e diffuso sull’equità delle opportunità e delle risorse, dimostra come la tracciabilità degli incarichi non sia soltanto una buona prassi etica, ma una precisa esigenza di legalità sostanziale, perfettamente coerente con l’idea di governance aperta, meritocratica e inclusiva che si propone per il nostro Ateneo.

In aggiunta, citiamo la recente sentenza del TAR Sicilia, sez. I, n. 2555 del 01.09.2025 che ha statuito una storica vittoria di un dipendente dell'Università di Messina avverso il suo Ateneo ed il CINECA a seguito di una mancata progressione interna, ha affermato che persino i codici sorgente dei software utilizzati nelle selezioni universitarie costituiscono "documenti amministrativi" e devono essere accessibili ai sensi della Legge 241/1990, ponendo la trasparenza al di sopra di interessi proprietari e riserve tecniche.

Or bene, se un principio così stringente si applica agli algoritmi informatici, a maggior ragione deve orientare la governance interna del nostro Ateneo: commissioni, gruppi di lavoro e incarichi al PTA non possono restare in zone d’ombra ma devono essere pubblici, tracciabili e soggetti a rotazione. Solo così le regole e le opportunità saranno percepite come legittime e condivise, evitando concentrazioni o privilegi e rafforzando un modello realmente inclusivo, meritocratico e credibile per l’intera nostra Comunità universitaria.

La proposta vuole essere una scelta strategica per rafforzare equità, merito e inclusione collettiva, accrescere l’efficienza della macchina amministrativa e migliorare i servizi a Studenti, Docenti e Ricerca; tale approccio, che intende ridurre la concentrazione di opportunità sempre sulle stesse persone ed evitare percezioni di cooptazioni o progressioni non meritocratiche - finanche per i cronici e molteplici incarichi ad interim - valorizza invece criteri oggettivi di competenza, esperienza e servizio, fornendo una base documentale solida per i futuri percorsi di sviluppo professionale così da rendere le responsabilità percepite come traguardi legittimi e condivisi dall’intera comunità universitaria e non come "monete di scambio" ovvero "contropartite di baratto" politico-sindacali.

Ci congediamo citando la storia esemplare di Mira Murati, giovane donna albanese di 36 anni che da una piccola cittadina è diventata una delle figure più influenti al mondo nell'intelligenza artificiale definita dai media come "la non americana più americana di tutte": dopo aver contribuito allo sviluppo di Tesla Model X e Autopilot, è entrata in OpenAI nel 2018 guidando progetti rivoluzionari come ChatGPT e DALL·E fino a diventarne Amministratore delegato durante la crisi del 2023. Nel 2024 ha fondato una start-up, che oggi vale da 12 miliardi di dollari, basata su trasparenza e sicurezza, e quando giganti come Meta di Mark Zuckerberg hanno tentato di sottrarre il suo team offrendo compensi astronomici (finanche 1 miliardo di dollari a uno dei suoi ingegneri!), i collaboratori sono rimasti al suo fianco, testimoniando come la vera leadership si fondi non sul potere del denaro ma su valori autentici, credibilità e una visione meritocratica condivisa.

L'esempio di Mira Murati, che ha respinto logiche elitarie grazie alla forza delle competenze e dei principi chiari, ispira anche la nostra Università ad abbracciare un sistema meritocratico dove ogni dipendente del PTA abbia pari opportunità di contribuire al progresso comune attraverso la valorizzazione diffusa delle competenze, la trasparenza e la rotazione degli incarichi: ogni membro della comunità universitaria ha il diritto-dovere di costruire il proprio percorso professionale non per interessi particolari ma per il bene comune; se Murati viene definita dai media come "la non americana più americana di tutte" allora ciascun dipendente della nostra Università dovrebbe avere il diritto-dovere di qualificarsi come "il non unisiano più unisiano di tutti" restituendo dignità e opportunità a beneficio di Studenti, Docenti e dell'intera Comunità accademica rendendo il merito di tutte e tutti visibile, misurabile e universalmente riconosciuto.

Un gruppo di dipendenti UNISA