trasparenza C.R.A.L. Università di Salerno
Al Presidente Collegio dei Revisori dei Conti UNISA,
Al Dipartimento per le Politiche Sociali, del Terzo Settore e Migratorie
Ministero del Lavoro,
Al Rettore eletto UNISA,
Ai Prorettori eletti UNISA,
e p.c. al Personale T.A. UNISA,
il Circolo Ricreativo Aziendale Lavoratori (C.R.A.L.), variamente indicato come circolo ricreativo, sportivo culturale ovvero diciture simili in altri Atenei, rappresenta in ogni contesto accademico un valore aggiunto: offre occasioni di aggregazione, sport, cultura e welfare ai dipendenti, migliorando la qualità della vita lavorativa e rafforzando il senso di Comunità. È giusto e opportuno che le Università, come datori di lavoro pubblici, sostengano queste realtà, proprio per garantire al proprio personale spazi di socialità e benessere.
Tuttavia, proprio perché il CRAL gestisce fondi di provenienza pubblica, appare necessario sottolineare alcune criticità strutturali che, se non affrontate, rischiano di minare la trasparenza, la credibilità e la stessa legittimità di tale associazione.
Il rendiconto 2024 presenta entrate per €129.420,50, uscite per €110.870,74 e avanzo di gestione per €18.549,76. A una prima lettura i conti “tornano”, ma analizzando nel dettaglio si rileva che oltre 110.000 euro di spese sono concentrate in una sola voce generica: “uscite diverse di gestione”.
Questa modalità contabile rende impossibile comprendere la destinazione concreta dei fondi: quanti siano andati a eventi sportivi, quanti a convenzioni, quanti a iniziative culturali, quanti a spese di funzionamento.
Una rendicontazione di questo tipo è formalmente quadrata ma sostanzialmente priva di trasparenza, in contrasto con i principi del Terzo Settore e con le aspettative dei soci e dell’Ateneo.
Non si tratta di un caso isolato. Negli anni precedenti, la cosiddetta “sezione trasparenza” del sito CRAL si è rivelata largamente incompleta: alcuni documenti mancavano del tutto, altri non venivano pubblicati, altri ancora apparivano solo in forma parziale.
Si è così consolidata una carenza cronica di accountability pubblica, che impedisce a soci e stakeholder di esercitare un controllo diffuso e informato.
Ci ha colpiti una singolarità nel verbale dell’ultima assemblea ordinaria del 29 aprile 2025 che, a nostro avviso, è emblematico: uno dei soci, critico verso lo Statuto e fautore di un suo aggiornamento alla normativa vigente di settore, è descritto con dettagli insoliti (“arriva in corsa”, “senza firmare il registro”, “definisce arcaico lo Statuto”, “abbandona l’aula”).
Questi particolari minuziosamente verbalizzati, irrilevanti sul piano giuridico che non dovrebbero confluire nel verbale di norma, assumono il tono di un vero e proprio rapporto di "polizia politica" piuttosto che di un verbale assembleare neutro. Il risultato è la stigmatizzazione del dissenso e la sua delegittimazione agli occhi della Comunità.
Proprio in tal senso, è opportuno esporre che da oltre quindici anni il Direttivo del CRAL è gestito da pressoché le stesse persone; in particolare, uno specifico dipendente dell'Ateneo cofondatore e tuttora figura centrale, risulta dominus della governance. Il medesimo è anche figura storica di una specifica sigla sindacale dominante in Ateneo, più volte eletto nelle RSU d’Ateneo da tanti anni e attualmente coinvolto – insieme a un’altra dipendente – nell’esposto citato dalla stampa per conflitti d’interesse https://www.salernotoday.it/cronaca/elezioni-rsu-esposto-universita-salerno-22-aprile-2025.html nonché per pressioni indebite nei confronti del personale tecnico-amministrativo https://www.salernotoday.it/politica/pressioni-adesioni-sindacato-unisa-lettera-procura-dipendenti.html
Il quadro che ne emerge è quello di una concentrazione eccessiva di ruoli e leve di potere: sindacato, ufficio strategico dell'Amministrazione e associazione ricreativa, tutti sotto la medesima influenza. Tale situazione non solo contraddice i principi di democraticità interna, ma configura un potenziale serbatoio di consenso politico-elettorale, alimentato con fondi che dovrebbero essere destinati esclusivamente a finalità associative e mutuali.
Il CRAL ha ricevuto dall’Università, solo nel 2024, un contributo di €80.000 (pari a oltre il 60% delle entrate) considerando pure che quest'anno l'Ateneo ha incrementato i fondi a disposizione del CRAL di ben €40.000.
Tali risorse, pur transitando in un’associazione formalmente autonoma, sono di origine pubblica. La mancanza di dettaglio contabile e la governance bloccata alimentano il rischio che esse non siano utilizzate in modo equo e collettivo. Anche al di là del profilo strettamente penalistico o contabile, resta la domanda di fondo: quei soldi, che oggi finiscono in un unico contenitore opaco, non potrebbero essere utilizzati diversamente a beneficio dell’intera Comunità del personale tecnico-amministrativo?
In termini valoriali, ogni euro allocato senza trasparenza al CRAL potrebbe essere percepito come drenaggio di risorse che, in alternativa, avrebbero potuto integrare i fondi di welfare aziendale o – persino – contribuire al miglioramento delle buste paga di circa 800 dipendenti T.A. dell’Ateneo.
E' doveroso precisare che le nostre non sono riflessioni politico-sindacali di parte essendo noi un gruppo di semplici dipendenti super partes e, proprio in virtù di ciò, ci sembra meritorio soffermarci su un ulteriore aspetto riguardo le figure dei succitati colleghi verso i quali non abbiamo nulla di personale facendone noi una questione puramente di merito.
Entrambi sono percepiti da numerosi colleghi come una sorta di “eroi” per il supporto che prestano nello svolgimento delle proprie mansioni all’interno della loro Struttura; tale percezione, che può apparire positiva a prima vista, è in realtà sintomo di un fraintendimento diffuso nei contesti lavorativi chiusi e fortemente gerarchizzati: l’adempimento dei propri doveri, che dovrebbe essere considerato fisiologico e ordinario per qualunque dipendente, viene spesso elevato a gesto straordinario, generando fenomeni di fanatismo, settarismo e talvolta di vero e proprio plagio psicologico. In questa dinamica, chi semplicemente svolge il proprio compito diventa oggetto di iper-osannazione, di “santificazione” simbolica, mentre chi non si allinea a quel modello di comportamento rischia di essere stigmatizzato o addirittura punito - con le modalità più variegate come ad esempio gli improvvisi trasferimenti coatti tra Uffici che molti colleghi del PTA hanno subìto negli anni ingiustamente - con un conseguente clima di conformismo e timore diffuso.
È noto che entrambi i colleghi, nel corso degli anni, siano stati circondati da questa narrazione di “paladini dei colleghi”, ma tale riconoscimento non sempre corrisponde a un consenso politico-elettorale autentico e libero. Il fatto di avere ricevuto numerosi voti nelle recenti consultazioni RSU, infatti, non può essere letto automaticamente come espressione di un reale pluralismo democratico: come noto, più fonti sia interne che esterne, hanno ampiamente dipinto l'opacità della presunta genuinità del consenso, segnalando pressioni, condizionamenti e logiche di “costrizione” che avrebbero caratterizzato anche recenti appuntamenti elettorali interni, come nientemeno le stesse elezioni rettorali come ampiamente risaputo senza contare la cronica tracotanza di diversi sodali sempre da parte della stessa sigla sindacale dei succitati colleghi: https://www.agendapolitica.it/unisa-voto-rettore-tensione-al-seggio-sindacalista-cisl-allontanato-dalla-polizia/
In un contesto del genere, la popolarità di specifiche e ben circoscritte figure marcatamente riconducibili ad una ben definita matrice politico-sindacale, rischia di trasformarsi non in un segnale di partecipazione matura, ma in un indicatore di squilibrio di potere, dove il dissenso viene disincentivato e la Comunità si abitua a riconoscere come “eroico” ciò che dovrebbe invece essere semplicemente il normale esercizio dei propri compiti professionali.
In epilogo, è giusto far presente che l’Università di Salerno ospiterà i Giochi Europei Universitari 2026 come noto, un evento che proietterà l’Ateneo sulla scena internazionale. In tale contesto, ogni associazione collegata all’Università – compreso il CRAL – sarà inevitabilmente percepita come parte del sistema UNISA.
Un CRAL opaco rischia di diventare un punto debole proprio quando l’Ateneo deve mostrarsi modello di trasparenza, pluralismo e buona amministrazione. Al contrario, un CRAL rinnovato, trasparente e inclusivo potrebbe diventare un fiore all’occhiello, esempio virtuoso di welfare universitario per il personale.
Alla luce di quanto sopra, si chiede:
1. che il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Università di Salerno eserciti la propria funzione di vigilanza, segnalando e richiedendo all'Amministrazione universitaria una rendicontazione analitica e verificabile delle spese conferite al CRAL;
2. che il Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro - presso cui è istituito il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) a cui è iscritto il CRAL UNISA - valuti, nell’ambito delle proprie competenze di vigilanza e indirizzo, se le modalità di rendicontazione e di governance del CRAL dell'Università di Salerno risultino coerenti con gli obblighi di trasparenza, democraticità e corretta gestione dei contributi pubblici previsti dal Codice del Terzo Settore e dalla normativa vigente;
3. che l’Ateneo subordini l’erogazione di futuri contributi a standard precisi di accountability e seria trasparenza e tracciabilità online dei documenti;
4. che si promuova un rinnovamento statutario del CRAL, adeguandolo al Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017 e ss.mm.ii.) e introducendo norme sulla rotazione delle cariche, sulla prevenzione dei conflitti di interesse e sulla partecipazione attiva dei soci;
5. che si apra un processo di rinnovamento della Governance, evitando la cronica e stagnante perpetuazione delle stesse figure in posizioni apicali per decenni invitando all'immediato trasferimento dei due summenzionati colleghi in Strutture organizzative di Ateneo fisicamente lontane dal Rettorato in ruoli/mansioni/attività che, pur preservando la loro professionalità maturata negli anni, non siano precipuamente attinenti a funzioni strategiche come attualmente ovvero con bassa interazione con il personale tecnico-amministrativo minimizzando quanto più possibile il ruolo deviante dovuto a quanto fin qui esposto;
6. che l’intero personale tecnico-amministrativo venga messo a conoscenza della gestione delle risorse e possa partecipare attivamente alle decisioni sull’uso dei fondi destinati al CRAL.
La presente nasce da un forte spirito e senso di responsabilità e dal convincimento che la trasparenza è il presupposto della fiducia: il CRAL può e deve continuare a essere un patrimonio per l’Università di Salerno, ma lo può essere solo se fondato su regole chiare, rotazione, trasparenza, tracciabilità, partecipazione e corretto uso delle risorse pubbliche cogliendo l'opportunità di trasformare una potenziale criticità in una best practice nazionale, mostrando come anche le associazioni interne sappiano allinearsi ai valori di legalità, pluralismo e inclusione.
Un gruppo di dipendenti UNISA