nuove politiche trasparenti di sicurezza negli ambienti didattico-scientifici e di lavoro in Ateneo ex D.Lgs. 81/2008

15 settembre 2025

Al Rettore eletto UNISA,
Ai Prorettori eletti UNISA,
All'RSPP UNISA,
Al Personale T.A. UNISA,

e p.c.
All'Ispettorato Nazionale del Lavoro - Direzione centrale vigilanza e sicurezza del lavoro,
All'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Salerno,
Alla U.O.C. Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) - ASL Salerno,


si richiama l’attenzione su una serie di criticità ormai strutturali che investono la sicurezza, la protezione e la fruibilità degli spazi universitari dedicati alla didattica, alla ricerca e alle attività tecnico-amministrative.

L’Università di Salerno, negli anni, ha visto crescere in modo significativo il numero di utenti e di attività, senza che ciò fosse sempre accompagnato da un adeguato dimensionamento delle strutture. Tale squilibrio si traduce oggi in:

- uffici e locali mal dismessi o non conformi agli standard di sicurezza e di benessere lavorativo;

- laboratori didattici e informatici con attrezzature o impianti inadeguati e non sempre rispondenti alle prescrizioni del D.Lgs. 81/2008;

- spazi insufficienti o non disponibili per docenti, ricercatori, precari e personale tecnico-amministrativo;

- persistenti irregolarità più volte segnalate tramite e-mail, foto e documentazione formale, che non hanno ancora trovato una soluzione organica.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’attuale sistema informatico di gestione del patrimonio immobiliare Archibus, oggi utilizzato su infrastruttura interna. Tale configurazione, se da un lato garantisce un controllo diretto, dall’altro limita l’efficienza e l’efficacia della gestione, specialmente per quegli utenti che non appartengono a strutture centralizzate o direttamente coordinate dalla Direzione Generale. In prospettiva, l’adozione di una versione cloud di Archibus, fornita direttamente dal produttore, permetterebbe di allinearsi ad altri sistemi informativi già in uso (Titulus, Oracle e le più recenti piattaforme in cloud), alleggerendo al contempo l’infrastruttura interna e garantendo maggiore flessibilità di accesso, sicurezza e tracciabilità. In alternativa, sarebbe opportuno valutare nuovi fornitori che offrano soluzioni cloud analoghe, sempre con l’obiettivo di ottimizzare il governo del patrimonio e favorire una gestione trasparente e condivisa.

Si sottolinea che, a fronte di eventi anche di rilevanza penale - come la nota vicenda dell'albero caduto nei pressi di Ingegneria di attenzione mediatica nazionale - il dibattito pubblico tende spesso a trasformarsi in una ricerca del colpevole individuale, una sorta di "caccia alle streghe" che spesso è il malcapitato di turno del personale tecnico-amministrativo anziché affrontare con sistematicità e responsabilità condivisa i nodi strutturali della sicurezza. Tale approccio rischia di deresponsabilizzare il sistema nel suo complesso e di alimentare conflittualità, invece di promuovere soluzioni.

È notorio che, soprattutto nelle strutture decentrate, segnatamente i dipartimenti – si pensi ai laboratori scientifici e informatici – vige spesso una forte stratificazione gerarchica: dall’addetto tecnico al responsabile tecnico, al responsabile scientifico fino al Direttore di Dipartimento. Se tale organizzazione può risultare funzionale sul piano gestionale, sul piano della sicurezza produce frequentemente due effetti collaterali: da un lato una sorta di “pipeline” in cui le informazioni si disperdono o si diluiscono passando da un attore all’altro, dall’altro un clima di remore a segnalare irregolarità, che investe non solo il personale tecnico-amministrativo, ma anche studenti, dottorandi, assegnisti, borsisti e ricercatori.

A ciò si aggiunga che negli avvicendamenti di governance dipartimentale tra direttori, vi è sistematica dispersione informativa circa la trasmissione delle informazioni relative alle condizioni di sicurezza dei laboratori e delle strutture - fatte le debite eccezioni per alcuni dipartimenti virtuosi in tal senso - facendo rimanere circoscritte le conoscenze ai responsabili scientifici o agli stessi direttori uscenti, senza che vi sia un vero trasferimento istituzionale delle eventuali criticità note. Ciò compromette la continuità delle azioni di prevenzione e ostacola la possibilità di intervenire tempestivamente.

Pertanto, occorrerebbe prevedere che ogni passaggio di consegne, includa obbligatoriamente un capitolo dedicato alle condizioni di sicurezza in disparte ai consueti sunti didattico-scientifici affinché il principio di prevenzione sancito dal D.Lgs. 81/2008 trovi reale applicazione atteso che i responsabili di strutture dipartimentali sono anche dirigenti della sicurezza ai sensi della predetta norma. 

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la distanza che si rileva tra la normativa e i documenti ufficiali dell’Ateneo, da un lato, e le prassi effettivamente seguite, dall’altro. Il Regolamento di Ateneo per la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro definisce in maniera puntuale ruoli e responsabilità (Datore di lavoro, RSPP, Dirigenti della sicurezza, ASPP, RLS), prevedendo obblighi di vigilanza, flussi di segnalazione e misure organizzative chiare. Analogamente, il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e le relative schede RAO analizzano nel dettaglio i fattori di rischio per le diverse attività (d’ufficio, di laboratorio, didattiche, scientifiche) e indicano le misure di prevenzione e protezione da adottare.

Tuttavia, ciò che emerge nella quotidianità è un divario strutturale tra “carta” e realtà: mentre i documenti formalizzano un sistema completo e articolato, nella pratica mancano strumenti efficaci di monitoraggio e aggiornamento costante non permettendo il trasferimento in maniera sistematica delle criticità note e le segnalazioni dei lavoratori, studenti e ricercatori, si ribadisce, spesso si perdono lungo la catena gerarchica o vengono scoraggiate come ampiamente risaputo.

È proprio questo scollamento a rendere necessario quanto richiesto nella presente lettera: rafforzare i canali diretti di comunicazione e garantire un controllo effettivo, affinché i principi del Regolamento e le prescrizioni del DVR non restino meri adempimenti formali, ma diventino parte viva e attiva della cultura della prevenzione in Ateneo nonché in maniera continuativa atteso che, gli ultimi aggiornamenti della predetta documentazione di sicurezza in Ateneo, risalgono ormai a già oltre 2 anni e mezzo fa. 

Per tutte le motivazioni fin qui sviluppate, invitiamo l’RSPP di Ateneo affinché emani una circolare indirizzata all’intera comunità accademica, invitando esplicitamente tutti gli utenti, indipendentemente dal loro ruolo o inquadramento, a trasmettere direttamente allo stesso eventuali segnalazioni di irregolarità (anche corredate da rilievi fotografici) dando pure evidenza sull'organigramma della sicurezza in Ateneo https://web.unisa.it/spp/home/organigramma.

In tal modo, si ridurrebbe il rischio di auto-censura per timori di ritorsioni, evitando che le segnalazioni restino intrappolate nei filtri della catena gerarchica garantendo che le informazioni critiche arrivino tempestivamente a chi di dovere.

Allo stesso tempo, per coloro che nutrono remore o timori, si potrebbe prevedere un canale riservato o anonimo - sviluppato ad esempio con tecnologie lowcode/nocode come N8N/Zapier e simili integrate con agenti di intelligenza artificiale - che consenta di ricevere comunque le segnalazioni senza esporre l’autore a pressioni indebite, una sorta di "whistleblowing" della sicurezza sui luoghi di lavoro analogamente a quella già messa online dall'Università per l'anticorruzione e trasparenza erogata da fornitore esterno: https://whistleblowingapi.blugdpr.com/segnalazioni/open

Avuto riguardo della rilevanza della presente segnalazione, vengono messi in conoscenza gli opportuni organi esterni di vigilanza, quali il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell'ASL Salerno, la Direzione centrale vigilanza e sicurezza del lavoro dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Salerno, atteso che da anni alcune situazioni note e documentate risultano purtroppo sistematicamente ignorate, di notevole rilievo per il benessere e la sicurezza dell’intera comunità accademica nonché di potenziale impatto pure giudiziario. 

Confidiamo che tutto quanto esposto contribuisca alla costruzione di un Ateneo più sicuro, inclusivo e rispettoso della dignità e dei diritti di tutti i suoi utilizzatori, nel pieno rispetto del D.Lgs. 81/2008.

Un gruppo di dipendenti UNISA