Trasparenza nelle selezioni per attività retribuite di vigilanza e supporto
Graditissim*,
si desidera sottoporre alcune riflessioni che si ritengono utili su un tema che tocca da vicino la vita lavorativa di moltissimi di noi: la trasparenza nei procedimenti di selezione per attività accessorie e retribuite – quali, ad esempio, le vigilanze agli esami di Stato, alle prove di ammissione ai corsi di laurea, alle scuole di specializzazione medica o per le professioni legali, e altre attività analoghe.
Come molti avranno notato, in particolare da quest'anno, si è registrato un miglioramento (apparente) sul piano formale, grazie alla pubblicazione via GECO e sull’Albo di Ateneo di apposite manifestazioni di interesse a cui il personale può aderire liberamente. Iniziativa, questa, che va senz’altro accolta con favore, soprattutto in confronto al passato, quando le selezioni avvenivano quasi sempre per "chiamata diretta" o con criteri non pubblicamente verificabili; comportamenti che sono stati stigmatizzati espressamente nei mesi pregressi - come alcuni di noi colleghi sanno perfettamente - a valle dei quali l'Amministrazione finalmente ha cambiato rotta.
Tuttavia, permane un nodo strutturale che, a nostro parere, inficia sull’effettività del principio di trasparenza: non viene mai reso pubblico l’elenco nominativo dei dipendenti effettivamente selezionati per tali incarichi, né il numero di volte in cui ciascuno è stato scelto. Si tratta di una mancanza importantissima che lede non solo l’interesse individuale di chi partecipa, ma anche – e soprattutto – l’interesse collettivo e diffuso della Comunità lavorativa, che ha diritto a verificare l’equità, l’imparzialità e la distribuzione oggettiva di opportunità lavorative - ricordiamo - (soprattutto) retribuite.
Anomalie che si riverberano, essenzialmente, pure nella predisposizione delle graduatorie del lavoro flessibile 2023, 2024, 2025 (tranne che limitatissime eccezioni per i neoassunti da almeno 6 mesi in cui sono stati pubblicati gli elenchi nominativi).
Tali attività, infatti, non sono attività “volontarie” o “a titolo gratuito”, bensì prestazioni accessorie retribuite con risorse di Ateneo pure valutabili nei futuri percorsi di progressione professionale o in ulteriori selezioni. Di conseguenza, la loro attribuzione rientra a pieno titolo non solo nell’ambito applicativo della Legge n. 241/1990 (e quindi di diretto interesse qualificato del personale candidato) ma anche e sopratutto dei principi generali - fissati per Legge - che regolano l’azione amministrativa, tra cui trasparenza, imparzialità e buon andamento, parità di trattamento tra i lavoratori ed accessibilità civica generalizzata.
È utile ricordare che la pubblicazione dei nominativi degli assegnatari di incarichi pubblici non costituisce una violazione della normativa sulla privacy, ma rappresenta, anzi, un adempimento non solo di Legge ma anche dovuto nei confronti della cittadinanza e del personale interno. Questo è confermato, tra l’altro, da numerose buone prassi consolidate già da molti anni in altre Amministrazioni pubbliche pure universitarie nonché da deliberazioni, pronunce ed orientamenti di varie Autorità, Organismi ed Istituzioni a livello nazionale.
In assenza di tale pubblicità, l’intero processo rischia di diventare opaco, vanificando il meritorio sforzo di formalizzazione avviato in questi ultimi anni. In concreto, se nessuno può sapere chi è stato selezionato, quante volte e con quale cadenza, come può dirsi effettivo il controllo democratico e interno sull’operato dell’Amministrazione?
E' assolutamente cogente acché l'Amministrazione universitaria:
1. Pubblichi – almeno in area Intranet e/o via GECO– gli elenchi nominativi di chi viene selezionato per ciascun turno o attività;
2. Tracci/documenti pubblicamente le assegnazioni nel tempo per garantire rotazione, equità e pari accesso;
3. Formalizzi tali principi nei Regolamenti interni o nei bandi, prevenendo discrezionalità non controllabili.
In caso di persistente mancata pubblicazione e tracciabilità delle assegnazioni, si ricorda che l’omessa pubblicità di incarichi retribuiti al personale tecnico-amministrativo mediante le risorse di Ateneo, in violazione dei principi di trasparenza, imparzialità ed economicità dell’azione amministrativa, può integrare – in ipotesi – pure una forma di danno erariale da accertare in sede di giurisdizione contabile dinnanzi alla Procura regionale della Corte dei Conti per violazione del corretto utilizzo di risorse pubbliche e per eventuale pregiudizio arrecato al principio di rotazione e accesso equo alle opportunità retribuite, ai sensi della normativa vigente e in materia di prevenzione della corruzione.
Si confida che questa lettera sia il catalizzatore di valori condivisi quali la trasparenza, l'equità, la responsabilità pubblica ed il rispetto reciproco e che le rappresentanze sindacali possano farsi parte prominente in tal senso anche perché, purtroppo, non si rinvengono comunicazioni pregresse da parte delle medesime che vadano in tale direzione e che si spera, oggi, finalmente si possa invertire la rotta per il benessere di tutto il personale.
Con spirito di servizio
Un gruppo di dipendenti UNISA