Riequilibrio rappresentativo e prevenzione del conflitto di interesse nell'Area Risorse Umane

15 giugno 2026

Al Rettore,
Al Direttore Generale,
Al RPCT,

e p.c. al PTAB,

in riferimento alla nostra lettera del 11.09.2025 sull'augurata maggiore trasparenza del CRAL e all'eccessiva concentrazione sindacale in divese Strutture amministrative nevralgiche di Ateneo deputate alla gestione del personale nonché agli esposti richiamati dagli organi di informazione in tal senso (https://www.salernotoday.it/politica/pressioni-adesioni-sindacato-unisa-lettera-procura-dipendenti.html e https://www.salernotoday.it/cronaca/elezioni-rsu-esposto-universita-salerno-22-aprile-2025.html ), si ritiene opportuno sottoporre proposte orientatate ai principi di imparzialità, buon andamento, prevenzione dei conflitti di interesse, riequilibrio organizzativo e piena credibilità delle relazioni interne.

Il tema centrale, non riguarda l’appartenenza sindacale in sé, né la posizione personale o professionale di singoli colleghi, verso i quali resta fermo il massimo rispetto umano e lavorativo. Esso riguarda, piuttosto, la concentrazione oggettiva di ruoli sindacali, relazioni interne, accesso a informazioni sensibili e funzioni amministrative nell’ambito delle Strutture centrali delle Risorse Umane e, in particolare, dell’Ufficio Amministrazione del Personale, che costituisce il vero punto nevralgico della questione.

L’Ufficio Amministrazione del Personale, per la natura delle funzioni svolte, incide direttamente o indirettamente su assunzioni, contratti individuali, inquadramenti, progressioni, trattamenti accessori, carriere, fascicoli personali, dati giuridico-economici e vicende lavorative del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario. Si tratta, quindi, di una Struttura ad altissima sensibilità istituzionale, nella quale anche la sola percezione di una stabile sovrapposizione tra ruolo sindacale, posizione amministrativa e capacità di influenza sulle dinamiche lavorative può produrre effetti distorsivi sul clima organizzativo, sulla fiducia dei dipendenti e sulla serenità dei processi decisionali.

In tale prospettiva, la circostanza che alcuni componenti RSU o figure sindacali di rilievo risultino stabilmente collocati proprio nell’Ufficio Amministrazione del Personale, unitamente alla presenza di ulteriori colleghi PTAB operanti nella medesima Area e richiamati nel dibattito pubblico interno ed esterno, non dovrebbe essere letta come questione personale, ma come possibile criticità sistemica. Quando tre colleghi PTAB concentrano, nello stesso perimetro amministrativo, una posizione lavorativa sensibile, una riconoscibilità sindacale elevatissima e un rapporto diretto o indiretto con procedimenti che incidono sulla generalità del personale, l’Amministrazione ha il dovere prudenziale di interrogarsi non sulle persone, ma sull’assetto organizzativo.

La recentissima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 10407 del 20 aprile 2026, assume in questo quadro un rilievo particolarmente significativo. La Suprema Corte ha ritenuto non antisindacale una misura organizzativa volta a prevenire il conflitto tra funzioni sindacali e assegnazione a Uffici competenti in materia di gestione giuridica ed economica del personale, valorizzando la necessità di evitare che il rappresentante sindacale si trovi in una posizione nella quale gli obblighi derivanti dal rapporto di impiego possano interferire, anche solo potenzialmente, con la libertà dell’azione sindacale e con la tutela dei lavoratori rappresentati.

Questa pronuncia giudiziaria, letta insieme ai principi ANAC in materia di rotazione ordinaria, prevenzione dei conflitti di interesse anche potenziali, imparzialità percepita e presidio delle aree a rischio, può rappresentare un’occasione preziosa per l’Ateneo: essa non dovrebbe essere intesa come strumento contro qualcuno, ma come volano per una regolazione più matura, equilibrata e preventiva delle funzioni amministrative sensibili, soprattutto laddove esse si intreccino con ruoli di rappresentanza sindacale o con posizioni di particolare influenza interna.

Il PTPCT, oggi confluito nella Sezione 2 del PIAO 2026-2028, individua nell'acquisizione e gestione del personale un'area ad alto rischio e impegna l'Ateneo, entro dicembre 2026, all'adozione di un regolamento unico in materia di incompatibilità, cumulo di incarichi e conflitto di interessi anche potenziale; pertanto, fin da adesso, è consentito collocare la questione nel suo corretto alveo regolatorio: l’Area delle Risorse Umane, e in particolare quella relativa all’acquisizione e gestione del personale, rientra tra gli ambiti fisiologicamente più esposti a rischi di conflitto, condizionamento, asimmetria informativa e opacità percepita. Proprio per questo, il previsto succitato aggiornamento regolamentare entro dicembre 2026, potrebbe e dovrebbe diventare la sede naturale per costruire un quadro esplicito, solido e coerente con la recente giurisprudenza di legittimità.

Sarebbe auspicabile che tale aggiornamento non si limiti a una disciplina generale e astratta degli incarichi, ma preveda un vero rimappaggio delle aree ad alto rischio, con particolare attenzione alle Strutture centrali delle Risorse Umane e all’Ufficio Amministrazione del Personale. In tale contesto, potrebbero essere disciplinati criteri preventivi di rotazione ordinaria, segregazione delle funzioni, astensione obbligatoria, tracciabilità degli accessi ai fascicoli e ai dati del personale, limitazione della permanenza pluriennale in funzioni sensibili e possibile assegnazione ad altro Ufficio equivalente nei casi in cui la sovrapposizione tra ruolo sindacale e funzioni di gestione del personale possa generare conflitti reali, potenziali o anche solo percepiti.

Il punto non è riequilibrare artificialmente i rapporti tra sigle sindacali, né comprimere la libertà di rappresentanza, che resta valore essenziale e costituzionalmente tutelato. Il punto è evitare che una concentrazione stabile e non adeguatamente presidiata di funzioni amministrative e ruoli sindacali possa produrre distorsioni sull’andamento generale dell’Istituzione, alimentando sfiducia, timore, conformismo, percezione di dipendenza personale, possibili condizionamenti nelle progressioni, trasferimenti improvvisi, contenziosi e quelle dinamiche trasversali tra colleghi che il personale conosce da tempo e che una moderna Amministrazione Pubblica dovrebbe prevenire prima ancora che reprimere.

Per tali ragioni, si chiede che l’Amministrazione valuti, nell’ambito del prossimo aggiornamento regolamentare e del presidio del PIAO/PTPCT, l’introduzione di una disciplina generale, proporzionata che, prendendo le mosse dalla succitata sentenza della Cassazione n. 10407/2026, stabilisca criteri chiari per evitare la permanenza non adeguatamente presidiata di componenti RSU o figure sindacali di rilievo in Uffici centrali direttamente coinvolti nella gestione giuridica, economica e amministrativa del personale.

Una simile disciplina avrebbe il merito di tutelare tutti: (i) l’Amministrazione, da possibili contestazioni di opacità o inerzia; (ii) i lavoratori, da ogni percezione di condizionamento; (iii) le organizzazioni sindacali, da sospetti di impropria commistione con funzioni gestionali; (iv) gli stessi colleghi interessati, che verrebbero sottratti a una posizione oggettivamente esposta e delicata; (v) l’Ateneo nel suo complesso, che potrebbe rafforzare il proprio profilo di Istituzione imparziale, trasparente e orientata al buon andamento.

La presente, si ribadisce, è formulata su un piano esclusivamente istituzionale e di massimi sistemi. Non vi è alcun intento personale nei confronti di colleghi dei quali si rispettano pienamente professionalità, dignità e percorso lavorativo. Proprio per questo, la questione dovrebbe essere affrontata non con logiche individuali, emergenziali o conflittuali, ma attraverso regole generali, neutrali, trasparenti e uguali per tutti, capaci di prevenire stabilmente concentrazioni funzionali non più compatibili con le esigenze di una moderna Amministrazione universitaria.

Un gruppo di dipendenti UNISA de "La Voce del Campus"