richiesta di intervento a tutela del pluralismo, della libertà di espressione e della partecipazione del personale TAB dell’Università degli Studi di Salerno – ripristino della piena diffusione delle comunicazioni de "La Voce del Campus"
Alle Segretarie e Segretari nazionali OO.SS.,
e p.c. agli Organi di informazione,
ci rivolgiamo alle Organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca affinché assumano un’iniziativa concreta a tutela della libertà di espressione, del pluralismo e della partecipazione del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Università degli Studi di Salerno.
Siamo un gruppo di dipendenti dell'Università degli Studi di Salerno che, da mesi, si è configurato come spazio di partecipazione civica spontanea, autonoma e non sindacalizzata, privo di affiliazioni politiche o interessi di parte. Le nostre comunicazioni sono integralmente e pubblicamente consultabili nell'archivio web della mailing list (https://noise.autistici.org/pipermail/lavocedelcampus/) e rilanciate, recentemente, anche sul nostro profilo social X (https://x.com/lavocedelcampus ); chiunque - colleghi, Amministrazione, Organizzazioni Sindacali, Organi di informazione, cittadini - può leggerle, verificarle e, se del caso, contestarne il merito. Nulla è occulto. Tutto è tracciato, datato e verificabile.
Le nostre lettere intervengono nel dibattito interno attraverso comunicazioni contenenti osservazioni, proposte, analisi e contributi su questioni organizzative, contrattuali, professionali e istituzionali riguardanti la nostra Comunità universitaria.
Chiunque può constatare che tali comunicazioni contengono idee, proposte, richieste di approfondimento e, quando necessario, anche critiche o manifestazioni di dissenso. Si tratta, tuttavia, di un dissenso sempre argomentato, circostanziato e orientato al miglioramento dell’Istituzione, mai volgare, offensivo, diffamatorio o finalizzato alla delegittimazione personale di singoli soggetti.
I nostri contributi hanno riguardato dinamiche organizzative, modelli decisionali, politiche del personale, trasparenza, partecipazione e funzionamento dell’Amministrazione. Esse si sono mantenute sul piano delle questioni di interesse collettivo, nel rispetto della dignità delle persone e con l’intento di contribuire alla costruzione di un’Università più aperta, imparziale e consapevole della propria funzione pubblica.
Nonostante ciò, da diversi mesi le comunicazioni provenienti dalla mailing list non raggiungono regolarmente le caselle istituzionali dei dipendenti UNISA. I report tecnici disponibili attestano la consegna dei messaggi all’infrastruttura di posta elettronica dell’Ateneo, senza che risulti poi completato il successivo recapito ai singoli destinatari.
Non è possibile stabilire dall’esterno se tale situazione dipenda da filtri automatizzati, da criteri reputazionali applicati al dominio mittente, da configurazioni tecniche interne o da specifiche decisioni amministrative. Ciò che rileva, tuttavia, è il risultato concreto: le comunicazioni del Gruppo non circolano più liberamente tra il personale dell’Ateneo.
Qualunque ne sia la causa tecnica o organizzativa, tale situazione produce un effetto sostanzialmente censorio, di fatto.
Non intendiamo utilizzare questo termine in modo retorico o improprio. Parliamo di censura in senso sostanziale perché un insieme di comunicazioni legittime, pubbliche, verificabili e prive di contenuti illeciti viene di fatto escluso dal circuito informativo istituzionale, impedendo ai destinatari di conoscerle e di valutarle autonomamente.
Il punto non è pretendere che le posizioni espresse dal Gruppo siano condivise. Nessuna voce può rivendicare il monopolio della verità, né desideriamo sostituire una narrazione con un’altra. Chiediamo, invece, che colleghe e colleghi possano formarsi liberamente una propria opinione, accedendo anche a contributi differenti da quelli provenienti dagli Attori istituzionali o dalle Rappresentanze organizzate.
Il pluralismo non consiste nella circolazione delle sole opinioni ritenute gradite, compatibili o innocue. Esso acquista valore proprio quando consente l’espressione di idee (anche) critiche, minoritarie o non allineate, purché formulate nel rispetto dell’ordinamento e della dignità delle persone.
In tale contesto, viene spesso richiamato strumentalmente il carattere anonimo o collettivo del Gruppo, quasi che l’assenza dei nomi dei singoli autori fosse sufficiente a privare i contenuti di legittimità o a giustificarne l’esclusione.
Riteniamo necessario respingere con fermezza questa impostazione.
L’anonimato non rende automaticamente falso, scorretto o illecito un contenuto, così come la sottoscrizione nominativa non garantisce, da sola, la qualità o la fondatezza di una posizione. Le idee devono essere valutate per ciò che esprimono, per gli argomenti che le sostengono e per la loro conformità ai limiti stabiliti dall’ordinamento, non per la notorietà, il ruolo o la forza organizzativa di chi le propone.
Nel caso de "La Voce del Campus", inoltre, non siamo in presenza di comunicazioni diffuse in modo clandestino. Tutti i testi sono conservati in un archivio pubblico, stabilmente accessibile e riconducibile a una mailing list identificata. L’intera attività del Gruppo può essere ricostruita, verificata e sottoposta al giudizio della Comunità.
L’anonimato dei singoli partecipanti costituisce, piuttosto, una forma di tutela resa comprensibile dalle oggettive asimmetrie di potere esistenti nei luoghi di lavoro. In una struttura fortemente gerarchizzata, nella quale le decisioni organizzative, le valutazioni, gli incarichi, le assegnazioni e le opportunità professionali dipendono da una pluralità di livelli amministrativi e istituzionali, la possibilità di contribuire senza esporsi individualmente può rappresentare una condizione necessaria per una partecipazione effettivamente libera.
Non si tratta di sottrarsi alla responsabilità delle proprie affermazioni, ma di impedire che la personalizzazione del dissenso sostituisca il confronto sul merito delle questioni.
Quando un contenuto è pubblico, documentato, rispettoso e verificabile, utilizzare l’anonimato come pretesto per escluderlo dal dibattito significa spostare l’attenzione dalle idee all’identità di coloro i quali le esprimono. Significa, in altri termini, evitare di discutere le questioni sollevate concentrandosi sui soggetti che hanno avuto l’iniziativa di formularle.
Destano inoltre preoccupazione le dinamiche di protagonismo che possono svilupparsi quando singoli Attori istituzionali o rappresentativi ritengono di dover esercitare una funzione esclusiva di intermediazione della voce del personale.
Le Rappresentanze sindacali e gli organismi elettivi svolgono una funzione essenziale, che nessuno intende mettere in discussione. Tale funzione, tuttavia, non può tradursi nel monopolio della partecipazione, dell’informazione o della critica.
Il personale conserva il diritto di esprimersi, organizzarsi spontaneamente, avanzare proposte e partecipare alla vita dell’Istituzione anche al di fuori delle strutture sindacali formalmente costituite. Le Organizzazioni rappresentative dovrebbero favorire questa pluralità, non considerarla una minaccia al proprio ruolo.
Qualora la mancata diffusione delle nostre comunicazioni fosse tollerata perché esse non provengono da soggetti istituzionalmente riconosciuti, si finirebbe per attribuire un potere eccessivo a chi già dispone dei canali ufficiali, riducendo gli spazi di partecipazione diretta del personale.
La recente trasformazione della Governance dell’Ateneo aveva alimentato aspettative di maggiore apertura, dialogo, partecipazione e valorizzazione di tutte le componenti della Comunità universitaria salernitana. Il permanere di una situazione nella quale una voce civica e autonoma risulta esclusa dal circuito informativo contraddice, nei fatti, tali aspettative.
Se comunicazioni formulate con linguaggio civile, contenuti documentati e finalità costruttive vengono percepite come "inopportune" al punto da non poter circolare, il problema non può essere individuato nell’anonimato degli autori. Occorre piuttosto interrogarsi sulle ragioni per cui osservazioni, proposte o critiche argomentate siano considerate incompatibili con il normale confronto democratico.
Particolarmente significativa appare, inoltre, l’assenza di iniziative pubbliche da parte delle Organizzazioni sindacali di Ateneo e della RSU.
La nostra lettera aperta indirizzata alla Governance dell’Università degli Studi di Salerno del 21 aprile 2026 (https://noise.autistici.org/pipermail/lavocedelcampus/2026-April/000031.html ), con la quale il Gruppo aveva già rappresentato pubblicamente le anomalie nella consegna dei messaggi e richiesto il ripristino della loro diffusione, è liberamente consultabile online. La questione è quindi nota, o comunque agevolmente conoscibile, dalle Rappresentanze locali.
Eppure, per quanto ci risulta, non è stata assunta alcuna iniziativa visibile e concreta per accertare quanto accaduto, sollecitare il ripristino della mailing list o difendere il diritto del personale a ricevere comunicazioni provenienti da una voce autonoma della Comunità universitaria.
Il silenzio delle Rappresentanze locali rischia di essere interpretato come acquiescenza rispetto alla compressione di uno spazio di pluralismo. Ed è proprio per questa ragione che riteniamo necessario rivolgerci direttamente alle Segreterie nazionali.
Non chiediamo un favore, né una concessione discrezionale.
Chiediamo che le Organizzazioni sindacali nazionali esercitino il proprio ruolo di tutela e garanzia dei diritti collettivi del personale, intervenendo affinché sia ristabilito un principio elementare: le comunicazioni legittime, pubbliche e rispettose devono poter circolare liberamente, indipendentemente dalla loro provenienza e dall’eventuale carattere critico dei contenuti.
Vi chiediamo pertanto di:
– acquisire ogni utile informazione presso le rispettive Strutture territoriali e di Ateneo;
– chiedere formalmente all’Università degli Studi di Salerno di accertare le cause tecniche e amministrative che impediscono il recapito delle comunicazioni;
– promuovere il ripristino integrale della consegna dei messaggi provenienti dalla mailing list de "La Voce del Campus" verso le caselle istituzionali del personale;
– vigilare affinché i sistemi di filtraggio della posta elettronica non siano utilizzati, direttamente o indirettamente, per selezionare le opinioni ammesse alla circolazione;
– ribadire alle Rappresentanze locali che la tutela sindacale del pluralismo deve estendersi anche alle voci autonome, critiche e non organizzate;
– farsi promotrici, anche in sede nazionale, di principi e garanzie che impediscano l’esclusione dai circuiti informativi istituzionali di comunicazioni lecite e di interesse collettivo.
Un intervento delle Segreterie nazionali non rappresenterebbe una presa di posizione a favore delle singole opinioni espresse dal Gruppo. Rappresenterebbe, invece, la difesa di un metodo democratico: consentire la circolazione delle idee e lasciare che siano le lavoratrici e i lavoratori a giudicarle liberamente.
Le Organizzazioni sindacali hanno storicamente costruito la propria funzione sulla difesa della libertà, della dignità del lavoro e della possibilità di esprimere anche posizioni scomode rispetto ai centri di potere. È proprio in coerenza con questa storia che chiediamo loro di non considerare la presente vicenda come una questione marginale o meramente tecnica.
La libertà sindacale, la libertà di manifestazione del pensiero e il pluralismo nei luoghi di lavoro non vengono compromessi soltanto attraverso divieti espliciti. Possono essere progressivamente indeboliti anche attraverso silenzi, filtri, omissioni o ostacoli tecnici che producono il medesimo risultato: rendere una voce invisibile.
Difendere la possibilità di comunicare de "La Voce del Campus" significa difendere il diritto di ogni dipendente a formulare idee, critiche e proposte senza che la loro circolazione dipenda dal gradimento di chi detiene responsabilità istituzionali, amministrative o rappresentative.
Confidiamo, pertanto, che le Segreterie nazionali vogliano assumere una posizione chiara e promuovere ogni iniziativa utile al pieno ripristino della diffusione della mailing list.
Con senso di responsabilità istituzionale.
Un Gruppo di dipendenti dell'Università degli Studi di Salerno
"La Voce del Campus"